Tag: Maigret

Maigret alza le mani, ed è molto arrabbiato!

by Maigret on Jan.08, 2010, under Altro...

Altra scena tratta dal film “Maigret a Pigalle

Le scene pubblicate precedentemente sono: 1) Sigla di testa – 2) La ricetta per la pomata

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Maigret a Pigalle : La ricetta per la pomata

by Maigret on Jan.08, 2010, under Altro...

Gustoso spezzone relativo a Maigret a Pigalle, non vi anticipo nulla, perchè è così breve, che vi rovinerei la sorpresa :-)

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Una vita fra donne e best seller

by Maigret on Jan.02, 2010, under Stampa

Ho trovato un vecchio articolo pubblicato su Repubblica.it, datato 22 gennaio 2003, e ho deciso di postarlo qui, per aggiungere quanto piu’ materiale possibile dedicato al mitico commissario Jules Maigret.

Se ancora vivesse, Georges Simenon sarebbe oggi centenario: compirebbe il secolo, per l’ esattezza, il 12 febbraio. I suoi libri si pubblicano dovunque a decine, editi da case di qualità o addirittura elitarie, come da noi l’ Adelphi. E comunque, non si può affatto dire che quello del romanziere francese di origine belga – era nativo, infatti, di Liegi e morì a Parigi nel 1989 – sia un successo postumo. Anche in vita, il portentoso Simenon è stato considerato, oltre che un best seller, un maestro. Nel suo caso, paragonabile forse a quello di un Raymond Chandler, la qualità di «giallista» non basta a esaurirne la personalità né a spiegare la stima che gli professano pubblico e critica.
Non è dunque una questione di «genere». Ce lo conferma un suo ammiratore, Carlo Fruttero, che lo considera un grande scrittore senza aggettivi. «Ciò che stupisce in Simenon», dice Fruttero, «è la concretezza della scrittura. Leggevo giorni fa un suo breve romanzo, La pioggia nera. In poche pagine, lui riesce a mettere insieme una vecchia zia, una città, un intero ambiente di provincia. Possiede un senso rigoroso della sintesi: è il suo dono.
Il suo è stato l’ ultimo occhio “balzacchiano”. Solo chi crede nella realtà può riuscire a disegnarla con mezzi così strepitosamente succinti» Se non ricordo male fu Marcel Aymé, romanziere e commediografo assai noto sulla metà del Novecento, a definirlo «un Balzac senza lungaggini». «Aveva ragione. Simenon usa pochissime parole. Mette un aggettivo all’ inizio o alla fine di una frase, e gli basta. Mi viene in mente un altro suo libro, Les anneau de Biceptre. E’ la storia di un grande giornalista, che una sera partecipa a un pranzo fra amici. A un certo punto si sente male. E’ un infarto. Lo portano all’ ospedale. Appena sta meglio riceve molte visite.
Nel vedersi intorno tante facce note, il malato passa al setaccio l’ intera sua vita. Ne vien fuori una sorta di tolstojano Ivan Ilich modernizzato alla Simenon. Non so chi potesse mettere insieme un ritratto, un libro, con uguale limpidezza e vigore. La verità è che Simenon era una persona forte. Aveva cominciato a scrivere, a dodici anni, dei romanzi di avventure che non si ricordano più, e poi non ha mai smesso, producendo migliaia di pagine fino a ottant’ anni e oltre. Per fare questo, e per frequentare duemila donne come è capitato a lui, occorre essere un “eccessivo”, uno della tempra di Victor Hugo, di Tolstoj, di Balzac o di Dickens (benché quest’ ultimo non fosse un ganimede). Gente potente sotto ogni riguardo». Fruttero, tu preferisci i romanzi della serie Maigret, o gli altri? «Tutti, in pratica.
Prendo a caso un libro che s’ intitola L’ enterrement de M. Bouvet. Vi si racconta di un avvocato famoso che viene trovato morto per strada, vestito da barbone. Ma perché è diventato un barbone? La spiegazione dell’ enigma è tutto il libro. Un libro esile: a dargli forza è proprio questa economia espressiva».
Chi è Maigret? A quale altro detective letterario somiglia? «A nessuno. La grande trovata di Simenon è l’ aver costruito un poliziotto burocrate, legato agli uffici del Quai des Orfèvres. Un “poliziotto di polizia”, appunto, e non un dilettante ricco e geniale che indaga in veste da camera. Poirot o Scherlock Holmes erano persone raffinatissime chiamate dalle grandi famiglie a sciogliere misteri criminali. Lui è un uomo modesto, con le scarpe nere e il sigaro». Da La donna della domenica (1972) ad A che punto è la notte (1979), tu hai scritto con Franco Lucentini, scomparso l’ estate scrorsa, dei gialli memorabili. Avete mai pensato, mentre ci lavoravate, a Simenon? «Dio sa se avremmo desiderato scrivere ogni anno, come lui, un paio di romanzetti di 120 pagine. Ma, benché fossimo in due, quella forza non l’ avevamo. Amavamo Simenon, con qualche invidia per la sua capacità di creare storie brevi e fulminanti». Nella schiera degli ammiratori di Simenon ce n’ è uno molto celebre: André Gide. Si diceva affetto da «simenonite». Lo definiva «un animale da romanzo». «Non mi stupisce. Gide era un critico molto acuto. E’ stato per trent’ anni il signore delle lettere francesi, un vero bonzo dell’ intellighenzia europea. Scriveva con enorme fatica dei romanzi che oggi pochi riescono a leggere». Fra questi ultimi non figurava Simenon. In un volumetto sui rapporti fra i due scrittori, pubblicato tempo fa da Rosellina Archinto con prefazione di Marco Vallora, fa spicco una confessione molto franca e un po’ ingrata. «Ho tentato di leggere Gide», racconta Simenon. «Non ci sono mai riuscito». «I due erano agli antipodi. Simenon non c’ entrava niente con la Nouvelle Revue Francaise. Non faceva parte di alcuna élite. Lo intrigavano la portinaia, il carbonaio, il barista, la cassiera. Non frequentava letterati. C’ erano tanti curiosi che andavano a trovarlo, con l’ aria di indagare su un fenomeno. Gli intellettuali di grido, invece, lo consideravano volgare: aveva scritto un romanzo dietro la vetrina di un negozio della Citroen o della Renault. Nell’ ammirazione di Gide doveva esserci anche dell’ invidia per tanta naturalezza, per lo sguardo vivo che Simenon aveva, e che lui – Gide – aveva perso. Si tratta di una dote rara. Fra i nostri contemporanei italiani, forse solo Mario Soldati ha posseduto tanta forza elementare. Andava a Bardonecchia o a Cuneo e riusciva a reinventarle, racchiudendole in uno sguardo preciso, entusiasta. Con le loro case, i colori, la pioggia o la neve. Di simili “scrittori di sguardo” oggi c’ è penuria. Prevalgono i pastiches, le parodie, le allusioni. Si costruiscono falsi trumeaux, magari anche ben fatti. Ma sono operazioni di secondo grado. Non so se il mondo è diventato più difficile da guardare o se mancano gli occhi capaci di scrutarlo». La domanda è fatale. C’ è oggi un Simenon italiano? Esiste un Maigret? Che cosa pensi di Andrea Camilleri e del suo Montalbano? «Sì, Camilleri ha un po’ il talento di Simenon. Riesce a fare romanzi brevi. Tanti, e tutti con una trama sostenibile. La sua lingua è ben inventata. La sua Sicilia è bella. I casi sono ben trovati. Quel suo poliziotto è un protagonista centrato: fra l’ altro, condivide disinvoltamente con dei personaggi più che collaudati – Maigret, appunto, o Nero Wolfe – la passione per la buona cucina. Insomma, trovo che Camilleri sia uno scrittore più che degno. Anche la serie televisiva mi diverte. E’ stata, in un certo senso, una rivelazione. Dev’ esserlo stata per lo stesso Camilleri». - 

NELLO AJELLO

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La Chiusa – 1968 – Dialogo

by Maigret on Dec.08, 2009, under Televisione, Video dedicati a Maigret

In questo spezzone, il Commissario Maigret, è ricevuto da Emile Ducrau (interpretato magistralmente dal grande Arnoldo Foà), il quale, nottetempo è stato aggredito alle spalle, ferito con un’arma da taglio, e gettato nella Senna.

Il dialogo originale tra i due dura circa 12 minuti, per ragioni di “regolamento di Youtube”, ho dovuto tagliarne una piccola parte, riducendo il filmato a 10 ‘.

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La Chiusa – 1968

by Maigret on Dec.07, 2009, under Televisione, Video dedicati a Maigret

La sigla iniziale della prima puntata del romanzo “La Chiusa” (presentato in tv nel 1968, in tre puntate).

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Mio Marito Maigret

by Maigret on Nov.30, 2009, under Stampa

Libro di Barbara Notaro Dietrich

Il racconto di un amore speciale

INIZIA UN PO’ BANALMENTE, TANTO PIÙ PERCHÉ RISPONDE SUBITO AL TITOLO E IL LETTORE NON riesce ad essere conquistato come le storie bagnate e fumose di Simenon.
Ma bisogna seguire quello che la moglie ha dadire a Simenon, a tutti… specialmente chio adora Maigret, che lo pensa con la figura di Gino Cervi e il mito di una Francia fascinosa, parigina ma anche di provincia, di confine o brughiera.
Allora aspettiamo e procediamo fiduciosi in ascolto della sua versione, la sua prospettiva, il suo amore, i suoi giorni non al fronte ma all’ombra di un omone sempre più profondo e sfaccettato di quello simenoniano.
Ma Maigret sfugge a tutti, alla Francia, alla televisione, a Maigret, a Barbara Notaro Dietrich, alle pagine scritte. Non è solo letteratura e racconto, non è eroe giovane e bello… è Maigret anche senza pipa e cappello, è Maigret senza delitti. E’ un compagno di strada e di storie, come un uomo sa bere, fumare, camminare, andare a letto, baciare la moglie, mangiare. Uomo di terra e di cielo, di acqua e di città.
Per fortuna l’autrice ha contribuito ad alimentare il mito e me lo ha preservato, non è poco davanti ad un personaggio che va aldilà del suo capolavoro.

Barbara Notaro-Dietrich, Mio Marito Maigret, Edizioni e/o, Euro 14,00 – pp. 180

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Addio 36 quai des Orfèvres: così Parigi sfratta Maigret

by Maigret on Nov.30, 2009, under Stampa

PARIGI - Un criminale che si rispetti non vuol essere portato in un volgare commissariato di quartiere. Un vero pericolo pubblico, in Francia dimostra il suo carisma nel mondo della delinquenza solo quando viene accompagnato al 36 quai des Orfèvres: “la Torre”, la “casa a punta” o “il 36″ nel gergo dei poliziotti.

Difficile non pensare subito al commissario Maigret o a Louis Jouvet nei panni dell’ispettore Antoine nel celebre film di Henri-George Clouzot, premiato a Venezia nell’immediato dopoguerra. Dire quai des Orfèvres significa evocare una Parigi in bianco e nero, stanze affumicate, misteri criminali. Un profumo d’altri tempi, incarnato per noi italiani dal fisico pacioccone di Gino Cervi.

Una leggenda, insomma, che fra qualche anno non esisterà più: il quai des Orfèvres trasloca. Dove non si sa ancora, ma sicuramente in locali moderni, attrezzati con tecnologie sofisticate, ben aerati, lindi e asettici come gli uffici del XXI secolo. Tutto il contrario del “36″, fatto di stanzette, di piccoli locali, sempre costretto a cercare nuovi spazi e a contenderseli con gli altri uffici del palazzo di Giustizia.

Il nuovo questore della capitale, Michel Gaudin, è deciso a portare a termine un progetto spesso vagheggiato e mai attuato dai suoi predecessori: dare una nuova sede alla polizia giudiziaria. Che occupa dodici locali diversi sparsi in tutta la città. Gaudin non è un romantico. Il mito della “Torre” certamente lo affascina, ma quel che conta è l’efficienza e il “36″ non è più al passo con i tempi. Del resto, Scotland Yard ha lasciato il celebre White Hall quarant’anni fa e non si vede perché la polizia giudiziaria parigina e le sue numerose sezioni (criminalpol, buoncostume, antimafia e via dicendo) debba restare in quei locali costruiti nel 1891.


La sezione più famosa della polizia giudiziaria è certamente la “crim”, la Brigade criminelle, quella incaricata di indagare sui crimini più gravi. I suoi locali sono gli stessi dall’inizio del Novecento: scala A, terzo e quarto piano. La leggenda vuole che Georges Simenon abbia salito spesso, quando era giornalista, i 148 gradini ricoperti di linoleum nero che portavano negli uffici della “crim”. Osservando Monsieur Nicolle, che la dirigeva, avrebbe ideato il personaggio di Maigret. Un commissario immaginario, dicono i poliziotti, perché alla “crim” non si lavora da soli, come Maigret, ma in gruppo. In realtà, pare che Simenon non abbia messo i piedi al “36″ fino al 1952, quando fu invitato in pompa magna dall’allora patron della criminalpol, Xavier Guichard.

Il lato leggendario ha influenzato anche i dirigenti della “crim”, come Olivier Foll, che ha lavorato lì tra il 1995 e il 1997: “Di quel luogo mitico, mi ricordo l’atmosfera di certi film o dei romanzi polizieschi – ha detto al Figaro – quando salivo la scala centrale in inverno. Ma i crimini erano reali”. E Robert Broussard, uno dei più famosi poliziotti francesi degli ultimi trent’anni: “Con il suo odore unico, la sua aria da pensione di famiglia, il “36″ ispira la nostalgia. Ma le cose sono cambiate, lo spirito non è più lo stesso, anche se il nocciolo duro è sempre quello”.

fonte:Repubblica.it (2007)

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Avviso

by Maigret on Nov.26, 2009, under Altro...


Alcuni link presenti in questo sito, riconducono ancora al blog originale (hostato da wordpress.com).

Ora siamo al corrente di questa cosa, e stiamo pian piano sistemando tutto.

Ringraziamo Aldo e Michela per la segnalazione, questo dettaglio ci era sfuggito ! :)


Lo Staff

Ringraziamo anche l’amico Billevanstrio per averci fatto notare che erroneamente abbiamo intitolato il sito “Le indagini del commissario Maigret”, mentre il titolo originale della serie è “Le INCHIESTE del commissario Maigret”.

Un po’ di pubblicità… il canale Youtube di Billevanstrio (che ha realizzato diversi filmati dedicati a Maigret, caricati sul web è questo)

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L’innamorato della Sig.ra Maigret

by Maigret on Nov.26, 2009, under Video dedicati a Maigret

Breve filmato, dove è possibile vedere il Commissario Maigret in compagnia della sua signora…un alternarsi simpatico di romanticismo e gelosia…. Informazioni sull’episodio sono presenti qui

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Maigret a Pigalle – La Sigla di testa

by Maigret on Nov.16, 2009, under Video dedicati a Maigret

Finalmente è disponibile la sigla d’apertura del film “Maigret a Pigalle”, descritto, a suo tempo, in QUESTA scheda.

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