Addio 36 quai des Orfèvres: così Parigi sfratta Maigret

by Maigret on Nov.30, 2009, under Stampa

PARIGI - Un criminale che si rispetti non vuol essere portato in un volgare commissariato di quartiere. Un vero pericolo pubblico, in Francia dimostra il suo carisma nel mondo della delinquenza solo quando viene accompagnato al 36 quai des Orfèvres: “la Torre”, la “casa a punta” o “il 36″ nel gergo dei poliziotti.

Difficile non pensare subito al commissario Maigret o a Louis Jouvet nei panni dell’ispettore Antoine nel celebre film di Henri-George Clouzot, premiato a Venezia nell’immediato dopoguerra. Dire quai des Orfèvres significa evocare una Parigi in bianco e nero, stanze affumicate, misteri criminali. Un profumo d’altri tempi, incarnato per noi italiani dal fisico pacioccone di Gino Cervi.

Una leggenda, insomma, che fra qualche anno non esisterà più: il quai des Orfèvres trasloca. Dove non si sa ancora, ma sicuramente in locali moderni, attrezzati con tecnologie sofisticate, ben aerati, lindi e asettici come gli uffici del XXI secolo. Tutto il contrario del “36″, fatto di stanzette, di piccoli locali, sempre costretto a cercare nuovi spazi e a contenderseli con gli altri uffici del palazzo di Giustizia.

Il nuovo questore della capitale, Michel Gaudin, è deciso a portare a termine un progetto spesso vagheggiato e mai attuato dai suoi predecessori: dare una nuova sede alla polizia giudiziaria. Che occupa dodici locali diversi sparsi in tutta la città. Gaudin non è un romantico. Il mito della “Torre” certamente lo affascina, ma quel che conta è l’efficienza e il “36″ non è più al passo con i tempi. Del resto, Scotland Yard ha lasciato il celebre White Hall quarant’anni fa e non si vede perché la polizia giudiziaria parigina e le sue numerose sezioni (criminalpol, buoncostume, antimafia e via dicendo) debba restare in quei locali costruiti nel 1891.


La sezione più famosa della polizia giudiziaria è certamente la “crim”, la Brigade criminelle, quella incaricata di indagare sui crimini più gravi. I suoi locali sono gli stessi dall’inizio del Novecento: scala A, terzo e quarto piano. La leggenda vuole che Georges Simenon abbia salito spesso, quando era giornalista, i 148 gradini ricoperti di linoleum nero che portavano negli uffici della “crim”. Osservando Monsieur Nicolle, che la dirigeva, avrebbe ideato il personaggio di Maigret. Un commissario immaginario, dicono i poliziotti, perché alla “crim” non si lavora da soli, come Maigret, ma in gruppo. In realtà, pare che Simenon non abbia messo i piedi al “36″ fino al 1952, quando fu invitato in pompa magna dall’allora patron della criminalpol, Xavier Guichard.

Il lato leggendario ha influenzato anche i dirigenti della “crim”, come Olivier Foll, che ha lavorato lì tra il 1995 e il 1997: “Di quel luogo mitico, mi ricordo l’atmosfera di certi film o dei romanzi polizieschi – ha detto al Figaro – quando salivo la scala centrale in inverno. Ma i crimini erano reali”. E Robert Broussard, uno dei più famosi poliziotti francesi degli ultimi trent’anni: “Con il suo odore unico, la sua aria da pensione di famiglia, il “36″ ispira la nostalgia. Ma le cose sono cambiate, lo spirito non è più lo stesso, anche se il nocciolo duro è sempre quello”.

fonte:Repubblica.it (2007)

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